| La moda equa e solidale che ricicla i rifiuti |
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| Scritto da redazione |
L'idea è semplice: creare qualcosa da qualcos'altro che è vecchio. In definitiva riciclare. Una solzione adottata da molti e che quindi forse non fa alcuna notizia, se non fosse che adesso è adottata anche dalla moda. Un nuovo assortimento di abiti, bijoux e accessori realizzato dagli artigiani con lavorazioni tradizionali e l'impiego di materiali riciclati per la collezione Primavera/Estate 2010 di Altromercato. La parola d'ordine è quindi creatività , per borse fatte con pezzi di auto come copri sedili, schermi parasole e cinghie di sicurezza. Bracciali e orecchini di vetro riciclato, tagua, legno e ceramica. Collane che nascono dal riutilizzo di chiavi, o quadranti di orologi. Insomma, dal rifiuto al riuso.
Così la moda diventa ecocompatibile. E sono tante le creazioni che fanno tendenza, per soddisfare tutti i gusti e soprattuttotutte le tasche. Per chi acquista la soddisfazione di avere dei pezzi originali e unici, come vere e proprie opere d'arte. Come nel caso di Carmina Campus, il brand di alta moda ideato da Ilaria Venturini Fendi che ''non rifiuta il consumo ma consuma il rifiuto'' trasformandolo in borsa. Con Carmina Campus, spiega all'Agenzia stampa AdnKronos, Ilaria Venturini Fendi ''ho reimparato ad amare un lavoro che forse non amavo più. Ho abbinato dei valori importanti come l'amore per la natura e i progetti sociali". Questo è quello che fa Carmina Campus, "lavora sui materiali di riuso e di riciclo. Materiali dimenticati che vengono nobilitati da lavorazioni artigiane. Questi oggetti così diventano preziosi partendo da una materia che, fino a poco tempo prima, non serviva più. Fame nel mondo e cambiamenti climatici. Sono questi i più grossi problemi del mondo e per questo ho deciso di abbinare questi due valori e farli diventare importanti nel lavoro di tutti i giorni''.
E proprio in questi giorni,il marchio ha annunciato una collaborazione con Itc, International Trade Centre (agenzia del Wto e delle Nazioni Unite per la crescita commerciale di paesi in via di sviluppo) per un progetto che riguarda le comunità marginalizzate dell'Africa. L'idea è portare in questi contesti l'esperienza in materia di riuso già sviluppata da Carmina Campus, per dar vita a prodotti nuovi, creativi e funzionali, sviluppati insieme alla popolazione locale. L'obiettivo del progetto, spiega Ilaria Venturini Fendi, '' e' quello di trovare delle soluzioni economiche perche' se le cose andranno bene per me allora andranno bene anche per loro. Vorrei dunque un rapporto di reciproco scambio. Qui in Italia sono abituata a riciclare. Ed e' difficile perche' non siamo organizzati. E' assurdo dirlo ma siamo noi del mondo moderno, evoluto che facciamo gli scarti. Un problema che abbiamo dato ad altre persone che per necessita' vivono giornalmente degli scarti dei nostri scarti. Sono quindi gia' organizzati per riutilizzarli grazie anche al lavoro di Itc''. In Africa, dunque, '' andrò a portare il mio know how con il miglioramento delle lavorazioni sul loro artigianato che è bellissimo e che sta scomparendo visto che non hanno richiesta. Un modo per far capire anche a loro che dei materiali poveri, inutili possono diventare attraverso la buona manualitaà artigianale degli oggetti preziosi''. Ogni borsa di Carmina Campus è unica, non ci sono due prodotti identici. La sua storia è scritta a mano in un cartellino che l'accompagna: origine dei materiali che la compongono, ore di lavoro necessarie per la sua progettazione e realizzazione, numero di archivio. Inoltre parte dei proventi di alcune linee vengono destinati ad Ong che si battono per la salvaguardia dell'ambiente e per lo sviluppo delle donne in Africa. Ed è proprio per aiutare lo sviluppo del Sud del mondo che anche Altromercato, la principale organizzazione di commercio equo e solidale operante in Italia, propone per la collezione Primavera/Estate 2010 un nuovo assortimento di abiti, bijoux e accessori realizzato dagli artigiani locali con lavorazioni tradizionali e con l'impiego di materiali riciclati. Il tutto a un prezzo accessibile. Una collezione equosolidale dove gli ingredienti più preziosi sono: il rispetto dell'ambiente e la dignita' dei produttori. ''Da anni Altromercato si occupa di sviluppare insieme ai produttori del sud del mondo prodotti che possono andar bene al mercato occidentale. In particolare nel 2009 si è pensato ad una collezione di abbigliamento e accessori realizzata con tessuti riciclati, ottenuti a partire dai saree, gli abiti tradizionali delle donne indiane'' spiega la coordinatrice commerciale di Pangea Niente Troppo (cooperativa socia di Altromercato su Roma), Federica Sellarione. Si tratta, aggiunge, di prodotti, ''accessibili ad un target vasto. Non è vero, dunque, che l'equo e solidale costa e lo dimostra il fatto che un vestito interamente fatto a mano e artigianalmente costa solamente 40 euro pur rispettando tutte le condizioni umane, di lavoro e di dignità delle persone del sud del mondo''. L'equosolidale ''è una forma di commercio che tutela i produttori del sud del mondo che si basa su alcuni criteri come il pagamento di un giusto prezzo sia dei prodotti che della mano d'opera locale, e il prefinanziamento per attivare i progetti di sviluppo''. Inoltre, questo tipo di commercio ''consente agli artigiani locali di poter sviluppare una cultura e un'istruzione che non permette il commercio tradizionale che tende a 'sfruttare' la loro mano d'opera''.      |