| Roma, aprono ai turisti le Arcate Severiane |
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| Scritto da Elisabetta Cannone |
![]() Un patrimonio artistico-culturale tra i più importanti e imponenti presenti al mondo quello che offre l'Italia e di certo Roma può essere considerata davvero la capitale, riuscendo a regalare sorprese e tesori. L'ultimo arrivato in ordine di tempo è il complesso delle Arcate Severiane, sulla via della Roma Imperiale sul Palatino. Presentate alla stampa ormai più di un mese e mezzo fa, il sito archeologico dal 29 dicembre apre finalemente le porte al pubblco che potrà così visitare il secondo pezzo del colle imperiale finora escluso. Si tratta, infatti, delle altissime costruzioni che si erigono sul lato Circo Massimo, costruite per fare da base alle terme di Domiziano e di Settimio Severo. Restaurate, dovevano essere aperte nel 2000, ma non lo furono mai per mancanza di personale. Ora sono visitabili in alternanza con la "Casa di Augusto".
Le "Arcate" saranno aperte nei giorni di martedì, giovedì e venerdì, mentre la "Casa di Augusto" il lunedì (dalle 11), mercoledì, sabato e domenica. Anche per l'apertura delle "Arcate", come fu per quella della "Vigna Barberini", si può ben parlare di apertura storica perché le "Arcate" non sono mai state accessibili, sono infatti quelle che si trovano lato Circo Massimo (il numero 21, "Complesso Severiano", della mappa-omaggio distribuita col biglietto di ingresso). E dopo questo ultimo passo, i turisti potranno finalmente godere di una visione a 360 gradi della bellezza e della magnificenza della Roma antica e moderna, a partire dal Palatino. Il colpo d'occhio va da sinistra, dal Celio, alle terme di Caracalla che spuntano fra il verde fitto dei pini, al Monte Cavo all'orizzonte dei Castelli Romani, al blocco bianco della Fao, al Circo Massimo, all'Aventino con Mazzini, alla distesa della città con la cupola della Sinagoga, accompagnata da quella, piccola, di Sant'Angelo in Pescheria e dalla grande di Santa Maria in Campitelli. In alto il Gianicolo con Garibaldi a cavallo e il Faro bianco e per finire il "colpo di teatro" del "Cupolone", San Pietro, che si erge immenso nonostante la distanza. Ma lo spettacolo dalle "Arcate" ha due preziosità esclusive: una dovuta alla natura, e la seconda grazie all'uomo. La prima è costituita dagli "effetti speciali" offerti del sole al tramonto, con i colori e le luci create dai raggi sui mattoni che sono fra le più alte testimonianze del Palatino, con le loro decine di metri: lo "Stadio Palatino" col palco imperiale, il palazzo imperiale di Domiziano, le terme di Settimio Severo, le terme di Massenzio. Si va da Domiziano (81-96 dopo Cristo) che cominciò la costruzione delle terme che mancavano al Palazzo Imperiale, a Settimio Severo (193-211) che le costruì e furono le prime sul Palatino, a Massenzio (307-312). E sul punto più alto la chiesetta di San Bonaventura del 1675. Come per la "Vigna Barberini", una testimonianza archeologica del più alto significato è anche un bene paesaggistico del più alto livello. Per quanto riguarda invece la seconda preziosità nelle "Arcate" consiste nelle strutture ad archi su due piani, alti, altissimi e stretti, dieci-venti metri e più, larghi due metri e mezzo circa, che sono il sistema usato sul Palatino per creare spazio in piano dove spazio in assoluto non c'era, e nello stesso tempo fare da fondamenta agli edifici. Una applicazione della tecnica degli acquedotti di cui i romani erano maestri. L'isola è quella delle "Arcate" cominciate da Domiziano e completate da Settimio Severo per le sue terme, scelte perché la zona aperta al pubblico è proprio una terrazza sulla struttura, formata da una parte lunga circa una cinquantina di metri e larga una dozzina, e una di dimensioni minori. Questo blocco delle "Arcate" è staccato dalle altre sostruzioni, sempre altissime che sono attorno, e che si percorrono nella parte finale per arrivare alla terrazza. E che sono un altro spettacolo a parte, con quello che si vede e che si intuisce del loro interno, mura possenti senza pavimento fra i piani, ambienti. L'isola della terrazza è una penisola grazie a un ponticello in muratura che si appoggia alle "Arcate" e unisce i vari blocchi di sostruzioni. Dalla parte più piccola della terrazza, all'interno dello "Stadio" si può ammirare la parte della arena che è lunga 160 metri e larga 48. Sempre su questa parte della terrazza si innalza una esedra con al centro una nicchia che doveva ospitare una scultura di ridotte dimensioni, parte che secondo gli archeologi è da attribuire all'intervento di Massenzio. Nell'esedra si apre sulla destra una scaletta che scende ad una terrazza inferiore che è una tribuna ancora più vicina al Circo Massimo. Da questa posizione più bassa si ha la migliore vista laterale delle "Arcate" e degli interni, fra le luci e le ombre del tramonto. Le "Arcate" a due piani, pure e semplici, monumentali strutture senza pavimento fra un piano e l'altro per alleggerire il peso. La terrazza collegata all'esedra di Massenzio "non è aperta al pubblico perché la sala che la precede, anche questa molto alta, deve essere messa in sicurezza". Lo sarà in una seconda fase. Al di là della terrazza, sulla destra, sono i resti non visibili del palco imperiale che Massenzio si fece costruire per assistere da casa agli spettacoli del Circo Massimo e farsi vedere dal pubblico. Deve essere stato un colpo d'occhio indescrivibile con i 250 mila spettatori che il Circo Massimo poteva contenere.
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| a cura di inTopic.it |