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I segreti delle catacombe dei Cappuccini |
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Scritto da Laura Inglese
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L’esigenza dell’uomo di lasciare una traccia della propria esistenza è intrinseca nella sua natura e si manifesta anche attraverso la ricerca dell’ “immortalità” del proprio corpo. Una preziosa testimonianza del culto della conservazione dei corpi e della loro “messa in mostra” ci è offerta dalle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, il “ museo della morte” un’interessante fonte di informazione di uno spaccato di vita dei nostri antenati. È il luogo che da una parte, vista la sua unicità ( all’interno vi sono conservate circa 8.000 salme), attrae numerosi visitatori e studiosi, ma dall’altra, data l’esplicita esibizione della morte, incute numerose perplessità e timori. A differenza di quanto si possa immaginare, nonostante lo “spettacolo” del susseguirsi di corpi privi di vita, il visitatore non avverte angoscia, ma con un certo senso di distacco e anche di curiosità può dedicarsi, percorrendo i corridoi, alle proprie riflessioni. La storia delle Catacombe di Palermo è strettamente legata a quella dei Frati Cappuccini, i quali, giunti nel 1534, si stabilirono in un terreno fuori le mura della città dove realizzarono il loro Convento sulle preesistenze della chiesa normanna, Santa Maria della Pace, nome con il quale, ancora oggi, viene chiamata la Chiesa, anche se l’originaria costruzione è stata trasformata durante i diversi interventi di ampliamento.
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Scritto da Enzo Meola
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« Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, veggio in Alagna intrar lo fiordaliso, e nel vicario suo Cristo esser catto. Veggiolo un'altra volta esser deriso; veggio rinovellar l'aceto e 'l fele e tra vivi ladroni esser anciso. » Divina Commedia, Purgatorio, XX, 85-90
Luogo: Anagni. Personaggi e interpreti in ordine di apparizione: Enzo Meola, nel ruolo di cronista ficcanaso ed abile enigmista, con l’aiuto di Google, ( ma i suoi figli non lo devono sapere). Il fattaccio: per dirla alla napoletana... Isso, Essa e ‘o malamente. Nel ruolo di Isso: Papa Bonifacio VIII. Nel ruolo di Essa: la dottrina della Chiesa. Nel ruolo di ‘o Malamente: il re Filippo IV il Bello di Francia. Epoca: 1300
Antefatto: il Bartezzaghi, al 39 orizzontale, richiedeva la definizione: il Papa che venne schiaffeggiato. Dopo aver percorso, vanamente, i meandri della memoria, ho fatto ricorso al prof. Google, pluriscenziato e dotato di multilauree in tuttologia.
Ebbene, ho scoperto che l’unico Papa a subire tale oltraggio nel settembre 1303 era stato Bonifacio VIII, della famiglia Caetani. Il mandante dell’oltraggio fu re Filippo il Bello che voleva tassare in Francia i beni di proprietà del clero. Ottenuto un rifiuto, con tanto di bolla papale e scomunica del re francese, mandò a questi, ad Anagni, residenza del Papa, il suo ministro Guglielmo di Nogaret nella vana speranza che il pontefice ritirasse la bolla e mettesse … mano al portafoglio!
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Palermo: città di contraddizioni, terra natale della pasta e del gelato |
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Scritto da Pippo Di Vita
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 Palermo è un polmone di terra tra mare e monti: una città che già gli antichi chiamavano la “Splendida”, per lo splendore dei suoi giardini ed, in generale, per la magnificenza della vegetazione che eternamente la impreziosiscono. Era chiamata anche “la Nobile” per la maestosità dei suoi monumenti e la fierezza della sua storia. Con una sola parola, gli arabi, riassumendone la sostanza, definivano la città di Palermo come “El Aziz”, di cui oggi il quartiere Zisa ne è un richiamo, con lo splendido Castello arabo – normanno e con i resti del giardino islamico, unico esempio in Europa. Ma quella “fetta” di terra che il mare contorna inarcandola, scolpendo tra i suoi massi una costa sinuosa ed affabile, che di continuo ha accolto viaggiatori e mercanti, le ha conferito l’appellativo greco di “Panormos”, “Tutto porto”, e questa sua naturale caratteristica ne ha fatto, in ogni tempo, una città aperta al mondo. Comunque i giovani, oggi, non conoscono quel nome che rese famosa questa città fino agli anni sessanta del secolo scorso, anni in cui ebbe avvio la cementificazione spietata, che ne ha deturpato l’aspetto in nome della mafia. Come “Conca d’Oro” Palermo era, infatti, conosciuta attraverso i libri di scuola e le guide turistiche, piuttosto che i testi di arte o di architettura, e questa denominazione ne riassumeva la bellezza e la forza economica, perchè sontuosa era la conca di terra che la circondava e d’oro lucente era il colore degli agrumi che ne arricchivano l’economia.
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Scritto da Publipoint
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In occasione dell’anniversario della nascita del Cardinale Giulio Raimondo Mazzarino avvenuta il 14 Luglio 1602, a Pescina in provincia di L'Aquila, in Abruzzo, è in programma la presentazione del libro di Giuseppe Ferreri, “Il mistero Mazzarino”. La kermesse si tiene nell’ambito delle manifestazioni programmate dal Direttivo della Casa Museo e dall’Amministrazione Comunale, in occasione dell’anniversario della nascita del Cardinale 14 Luglio 1602 – 14 Luglio 2009. Per l’importante evento interverranno il soprano Letitia Vitelaru e il baritono Daniele Antonangeli accompagnati al pianoforte dal Maestro Alesssandro Fortuna. La presentazione sarà moderata da Lino Buscemi, uno degli autori di Utility Magazine.
Giuseppe Ferreri a seguito della lettura di un libro scritto da Mazarine Pingeot Mitterand, è stato spinto ad effettuare approfondite ricerche, sulla singolarità del fatto che, il nome di questa autrice francese, corrisponde a quello della città siciliana, sita nella provincia di Caltanissetta. Dopo anni di riflessioni e studi, ha raccolto e prodotto in questo volume alcuni rari documentati che attestano l’origine siciliana degli avi del Cardinale Mazzarino e testimoniano le vicissitudini storiche dell’antichissima città di Mazzarino.
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Ecco i segreti del teatro Massimo tra leggende, misteri e fantasmi |
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Scritto da Beppe Barresi
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 “La grande piazza in mezzo a cui sorge il superbo monumento, fin dall’imbrunire cominciava a popolarsi; si può dire che tutta la cittadinanza vi passava e si soffermava un poco per ammirare il teatro che già illuminavasi delle centinaia di lampade elettriche spargenti la loro luce nei grandi vani dell’edificio. Verso le 21, quando si avvicinava l’ora della rappresentazione, la piazza e le vie adiacenti al teatro erano interamente gremite, da impedire qualsiasi circolazione. La magnifica ed artistica mole illuminata offre da fuori uno spettacolo bellissimo, quasi diremo fantastica”. E’ la sera dell’11 maggio 1897 e il cronista del Giornale di Sicilia descrive così l’inaugurazione del Teatro Massimo. La sala è gremita dalla migliore società cittadina, i cento palchi risplendono ornati dall’eleganza delle signore. Sta per andare in scena il “Falstaff”, estremo capolavoro di Giuseppe Verdi. Ecco entra l’orchestra. Sale sul podio il grande Leopoldo Mugnone. Risuonano le note dell’inno nazionale. Il pubblico si alza, applaude, grida: “Fuori Basile, evviva Basile”. E finalmente lui, il commendator Ernesto Basile, compare ritroso da un palco di proscenio. In tutte le cronache del tempo l’apertura del teatro è descritta come una serata indimenticabile. Eppure la strada per arrivare a quel giorno fu lunga e cosparsa di spine per il progettista Giovan Battista Flippo Basile, che morì senza vedere finita l’opera che lo doveva consacrare alla fama, e per il figlio Ernesto che portò a termine il lavoro del padre.
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