| L'era glaciale di Chanel alle sfilate di Parigi |
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| Written by redazione |
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There are no translations available. Sfilate in bianco fra i ghiacci e sotto la neve. È quella di Chanel che ha vestito il suo lui e la sua lei come due yeti, in tuta e stivali di pelo sintetico, come quelli che si mettevano in montagna negli Anni Settanta. Sotto la cupola del Gran Palais, senza le tenute polari si battono i denti. Sulla passerella troneggia un mastodontico iceberg, fatto arrivare apposta dalla Groenlandia e conservato in una cassa di 5300 metri cubi a temperatura variabile fra 0 e -4 gradi. Per scolpirlo ci hanno lavorato sei giorni 35 esperti reclutati da Karl Lagerfeld in ogni angolo del globo. Una follia monumentale, alta otto metri e mezzo. Intorno a quel blocco di ghiaccio sgocciolante, ricoperto da 240 tonnellate di neve, sfilano le ragazze, strisciando in un pantano d'acqua le cappe di finta capra e quegli stivaloni baffuti che dopo ogni passeggiata hanno bisogno dello shampoo.Eccola l'era glaciale chic di Karl Lagerfeld fatta di moonboot con zeppe a carroarmato, giacche di tweed e gonne da orso. Bianco, avorio, sabbia e nero per un guardaroba illuminato da borse e bijoux che grondano cristalli. La temperatura si alza invece da Valentino, dove le giovani cadono nella rete del tulle usato per doppiare camicette di organza e abiti da cocktail, mentre la T-shirt dà un twist grintoso ai capi profilati di ruches. Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, alla sesta collezione, aggiungono nuovi elementi al Dna del marchio. "Valentino è famoso per vestire le sue clienti dalle 5 del pomeriggio in poi, noi vogliamo dimostrare che certi dettagli sartoriali si possono sfoggiare anche la mattina. Il linguaggio è lo stesso, ma arricchito con lavorazioni attuali", dicono, lanciando uno stile romantico techno, ricco di giacche e impermeabili decorati con fiori e balze termosaldate.
Niente cuciture, neppure sui paltò con i rever composti da otto volant a sfogliatella in double di lana e pelle dark. I disegni di Kenneth Anger si rincorrono, sui muri della sala, raccontano le inquetudini di sonne pericolose, come quelle che ispirano i due stilisti (Chloé Sevigny, Winona Ryder, Laura Betti), con un gusto noir e misterioso, un po' alla Tim Burton. Tutto scivola sul corpo etereo delle modelle. Tutto è light, persino le pellicce montate sullo chiffon. Ai balli, anche con gli abiti lunghi abbinati, le scarpe borchiate e appuntite sono piatte. Con le tenute informali, spopola il tacco 12. La donna d'affari di Saint Laurent è austera, pudica, morigerata. E se non bastano camicie accollate, catene monacali e gonne da sufragetta, voilà i cappelli dalle grandi falde che nascondono il viso. Se non addirittura uno spesso copricapo da novizia. "Ma no, è una protezione, come quando si mette la giacca in testa per ripararsi dalla pioggia. Ho tradotto il mondo dello sportwear, che non amo, in qualcosa di elegante, da ufficio", spiega Stefano Pilati. Sarà , ma l'aria da istitutrice resta a marcare le silouette dalle lunghezze punitive. Anche se, nelle bluse nude look, si coglie un accenno di perversione. Bianco e nero dominano tailleur e paltò velati da mantelline in pvc. Ai piedi, il vezzo di decolletè in camoscio colorato con creste punk.      |
| a cura di inTopic.it |